Iaido

Componente del programma Ju-Jutsu Ricci Ryu è lo studio e l’approfondimento del Toyama Ryu Iaido

Etimologia:

Iai: sguainare la spada e colpire simultaneamente
Do: via, comportamento in senso filosofico o religioso

Lo Iaido, come il Ju-Jutsu e il Karate è un Arte tradizionale del Budo con radici molto lontane nella storia del Giappone. Differisce essenzialmente da queste due, perché utilizza per la propria pratica un’arma al posto che la difesa a mani nude.

Nasce come Iaijutsu (Arte dell’estrarre la spada e tagliare simultaneamente), e si sviluppò durante il periodo Muromachi e Sengoku (1300-1600 ).
Alla fine del XIII Secolo, nel periodo Kamakura (1185-1333) durante gli allenamenti collettivi dell’esercizio del maneggio della spada, si sentì parlare per la prima volta di iai-jutsu. In quel tempo i samurai si esercitavano dedicando gran parte del proprio tempo a sguainare e ringuainare la spada dal proprio fodero, simulando tecniche di difesa e attacco che poi vennero catalogate sotto forma di kata (serie codificata di movimenti e azioni di attacco e difesa). Tali kata sono stati tramandati di padre in figlio, o dall’insegnante all’allievo prediletto, fino ai giorni nostri.
Molte di queste tecniche sono adattate all’uso quotidiano: era facile in quel periodo essere attaccati mentre si camminava tranquilli per la strada, mentre si conversava, si mangiava, si meditava e così via. Di fatto, la tecnica dello iai consisteva nel rispondere ad aggressioni improvvise, estraendo la spada dal fodero e rispondendo all’attacco con una parata o con un contrattacco eseguito con lo stesso movimento dell’estrazione.
In questi casi, la conoscenza dello iai-jutsu era certamente più utile del ken-jutsu (Arte della Spada) poiché permetteva di difendersi da agguati e attacchi a sorpresa: lo scontro veniva di conseguenza risolto in pochi istanti dall’attacco e non dopo essersi allertati.

La leggenda vuole che lo Iai sia nato da un giovane il quale, di fronte all’uccisione del padre da parte di un samurai esperto di ken-jutsu, inizia un severo allenamento che lo avrebbe portato un giorno ad uccidere con un sol colpo l’assassino di suo padre.
Questo giovane chiamato Hayashizaki Jinsuke Shingenobu (1542–1621), conosciuto come samurai Minamoto Nessuno Shigenob, fondò la scuola Shin Muso Hayashizaki Ryu dalla quale nascerà il più vecchio sistema codificato di Iai-Jutsu.

    Sotto l’influenza di Hayashizaki i suoi seguaci fondarono
    diverse scuole come la Muso Shinden-Ryu,
    la Tamiya-Ryu, la Hohki-Ryu, la Muso-Jikiden Eishin-Ryu
    la Shinto Munen-Ryu, la Yagyu Shinkage-Ryu ed altre.
    Nel XVII Secolo, durante il periodo Edo, esistevano ancora
    circa 200 scuole.









Il principio fondamentale dello Iai è il Saya no Uchi, ovvero quello di vincere atteggiando una decisa espressione di superiorità verso il nemico in modo che questo desista dall’estrarre la spada. Se invece l’avversario decide di fissare negli occhi l’altro combattente allora quest’ultimo dovrà essere così abile da prevederlo e colpirlo prima che possa completare la sua azione. Lo spirito di colui che è fissato deve essere pronto a colpire prima del nemico.

L’approfondimento dell’aspetto filosofico decretò il passaggio dallo Iaijutsu allo Iaido.
Lo iaido, pur mantenendo il fine ultimo di vincere uno scontro per mezzo di una tecnica, dopo anni di pratica e un approfondito livello di coscienza, consente un’armonizzazione dell’individuo con se stesso, con gli altri e con l’ambiente che lo circonda.
Anticamente questo stato mentale-spirituale permetteva di arrivare alla premonizione della volontà di attaccare da parte di un avversario mentre oggi viene utilizzato per una crescita globale dell’individuo.
In pratica l'addestramento di Iaido consiste nell’esercitarsi nelle forme denominate kata. Ogni kata di Iaido è costituito da quattro parti principali:

  • il Nukitsuke (estrazione della spada dal relativo fodero),
  • il Kiritsuke (azione di taglio),
  • il Chiburi (oscillazione della spada per la fuoriuscita dell’anima dalla lama),
  • il Noto (reinserimento della lama nel proprio fodero).

Le tecniche codificate sono molteplici ed effettuate da diverse posizioni: ad esempio si simula una situazione in cui chi viene attaccato si trova in ginocchio seduto sui talloni, oppure si trova in piedi fermo o sta camminando. Ogni attacco è studiato sia che provenga da sinistra, da destra, da davanti o da dietro, o che avvenga nell'oscurità o alla luce del giorno. Vengono studiate anche situazioni in cui sono presenti ostacoli esterni e quindi si hanno spazi d’azione limitati che non permettono un’esecuzione normale. Vi sono tecniche che simulano lo scontro con più avversari e forme di iai usate contro un nemico che prova ad impedire allo iaidoka di estrarre la propria spada afferrandogli l’impugnatura o la custodia, sia da una posizione anteriore che posteriore.

Va ricordato ulteriormente che l’essenza dello Iaido è nota come Saya-No-Uchi (letteralmente “dentro il fodero”, per vincere senza sfoderare). Se si riesce a diffondere uno stato di armonia consapevoli del fatto che una volta sguainata la spada uno dei due contendenti cadrà sicuramente, è possibile evitare un inutile conflitto cosicché viene meno la necessità di estrarre la spada. Se tuttavia non è possibile impedire all’altro di sguainare, un antico testo sullo Iaido predica: “prega affinché l’altro non sfoderi, ma alla fine, se non è possibile evitarlo, mettilo a morte con un colpo solo e prega perché riposi in pace”.
Ciò rappresenta un insegnamento sull’approccio da tenere nei confronti dell’avversario e sullo stato d’animo che si deve avere: si ha l’obbligo di vedere l’avversario non con odio ma con comprensione.
Da queste brevi note si può comunque intuire quanto sia importante, per questa arte, la parte spirituale: all’inizio l’allenamento della spada si concentra sulla tecnica per poi passare gradualmente, mano a mano che l’abilità migliora, alla disciplina spirituale.