Samurai

I guerrieri Samurai (o Bushi) nacquero come forza di elite nelle province del Giappone ancor prima del X secolo. Essi venivano assoldati dai Daimyo (signori locali di grandi feudi) o dagli Shogun (titolo ereditario che designava l’ufficiale di più alto grado nell'esercito) per intraprendere lotte specifiche, principalmente per la difesa e conquista di terreni.
In giapponese samurai significa “servire” ed indica un guerriero al servizio di un padrone mentre i samurai che, per un qualsiasi motivo, non servivano un daimyo erano chiamati Ronin.

                                    

Quella dei samurai era l’unica casta a cui veniva assegnato il privilegio di usare due spade che in coppia prendevano il nome di Daisho (letteralmente “grande e piccola”). La lunghezza di queste due spade portate in coppia e tenute da una cinta (obi) avvolta intorno alla vita, variava a secondo del periodo storico (conseguenza diretta del mutare delle tecniche di guerra e della maestria dei costruttori di spade). A partire dall’epoca Tokugawa (1600) il daisho utilizzato prevalentemente dai samurai era costituito da katana (spada lunga) e wakizashi (spada corta) mentre prima di tale periodo erano impiegate il tachi (spada lunga) e il tanto (pugnale).

La spada, anima dei samurai, era il simbolo della vita, della morte e dell’onore e veniva adoperata solamente contro nemici ritenuti degni di essere colpiti. Era infatti sovente che un samurai, attaccato da vagabondi, da portantini di palanchini o da facchini, si difendeva percuotendoli con il rovescio della spada anziché affondare con il filo della lama temprata.

Altro compagno del samurai era il piccolo pugnale Kozuka che veniva tenuto in una speciale tasca della custodia della spada corta (non tutte le custodie erano provviste di questa tasca). Esso serviva a dare maggior rilievo all’uccisione di un nemico in battaglia praticandogli un taglio sul collo.

Le donne dei samurai venivano addestrate all’uso del Kotachi (ko-piccola, tachi-spada) e del Naginata (specie di alabarda lunga circa un metro e ottanta centimetri) affinché fossero pronte a difendere le loro sedi dagli invasori durante i periodi di assenza dei mariti. Un’altra arma di difesa utilizzata dalle mogli e figlie dei samurai era il Kaiken (kai-tasca, ken-spada), un pugnale senza custodia nascosto in una borsa sotto l’obi.

                 

Le spade venivano tenute in casa in apposite rastrelliere o sul pavimento della stanza in cui viveva la famiglia e alla sera venivano sistemate a portata di mano vicino al letto. Esistevano solo due casi in cui il samurai si separava dalla sua arma: nel bagno oppure quando trattava di cessioni, per rispetto dei clienti.


    Il guerriero samurai dedicava molta cura
    all’acconciatura dei propri capelli. Era infatti
    consuetudine tirare e far passare i capelli
    dentro un anello mentre per la battaglia i
    samurai si radevano la parte superiore della
    loro testa per ridurre il calore sotto il kabuto
    (elmo) e tiravano i capelli dei lati all’indietro.
    Il samurai era vestito con un kimono
    normalmente di seta mentre sotto portava una
    lunga stoffa. Fuori dalla propria sede
    il samurai indossava, sopra il kimono,
    un altro costume a due pezzi denominato
    kamishimo: la parte superiore era costituita
    da una giacca con manica corta e spalle molto
    larghe (kataginu) mentre la parte inferiore da
    pantaloni larghi e fluenti chiamati hakama.

        (da www.iz2.or.jp)

Le caste dei samurai avevano ranghi differenti con differenti privilegi, ad esempio:

  • Rango kenin (erano i coordinatori o vassalli)
  • Rango del samurai a cavallo (guerrieri samurai di alto rango)
  • Rango dei samurai a piedi

L’addestramento di un guerriero samurai aveva inizio già dall’infanzia ed era costituito da una combinazione unica di preparazione fisica, di codice morale e di disciplina dello spirito.
Il samurai viveva secondo un codice etico rigoroso, il Bushido, letteralmente “la via del guerriero”.Ispirato ai principi del buddismo e del confucianesimo il Bushido garantiva lealtà e rispetto al padrone e una profonda autodisciplina.
Sette erano i principi del Bushido che il samurai doveva perseguire fino alla morte:

  • onestà
  • pietà
  • sincerità
  • cortesia
  • coraggio
  • dovere
  • onore

La mancata osservanza di questi principi causava un forte disonore per il samurai tanto da dover rimediare con la morte attraverso un suicidio rituale: il Seppuku.

Il Seppuku (letteralmente “taglio del ventre”) era una forma rituale di suicidio in uso tra i samurai, nata sui campi di battaglia verso l’XI secolo per evitare allo sconfitto di cadere nelle mani del nemico. In seguito divenne parte integrante del Bushido ed era praticato per espiare una colpa commessa o per sfuggire ad una morte disonorevole per mano dei nemici: il samurai piuttosto che soffrire la sconfitta o l’umiliazione da parte del nemico preferiva spesso il Seppuku.

Nella forma rituale il suicida era vestito con un kimono bianco e munito di un tanto (pugnale), da posizione seiza (in ginocchio con le punte dei piedi rivolte all'indietro), doveva procurarsi una ferita profonda all’addome da sinistra verso destra e poi verso l’alto. Per preservare ancora di più l'onore, un fidato compagno abile nel maneggio della spada e chiamato kaishakunin, decapitava il samurai appena egli si era inferto la ferita all'addome in modo che il dolore non gli sfigurasse il volto.
Il fatto che la ferita fosse provocata al ventre aveva un significato ben preciso: si riteneva infatti che il ventre fosse la sede dell'anima e pertanto il significato simbolico era quello di mostrare ai presenti la propria anima priva di colpe in tutta la sua purezza.