Gojo - le 5 virtù

Calligrafia Gojo - autore: Pascal Krieger

In molti attestati rilasciati dalle scuole classiche di arti marziali si possono trovare riferimenti al Gojo ovvero una serie di principi Confuciani che invitano, chi vuole ricevere l’attestato (ed in generale ogni essere umano), a vivere in modo degno di un vero uomo.
In origine, questi principi filosofici Confuciani furono promossi nel tentativo di armonizzare una società divisa tra nobili e più poveri e, al giorno d'oggi, la pratica dell’arte marziale ci dà l'opportunità di conoscere questa filosofia di vita e di applicarla prima nel dojo e poi nella vita quotidiana.

 
 
     Nin / Jin: Benevolenza, Generosità


Questa virtù è sempre riportata in cima alla lista e non a caso. Infatti se non influenzasse le successive condizioni, queste potrebbero portare a delle conseguenze estreme ed indesiderate. In pratica, è un valore essenziale nel dojo e nel rapporto tra Sempai (allievi anziani) e Kohai (giovani allievi): è con benevolenza, o umiltà, che i più esperti mostrano la strada ai meno esperti. Senza questo valore fondamentale, l'insegnante non sarebbe altro che una persona più avanzata a livello tecnico, costantemente impegnata a dimostrare agli altri la sua superiorità.

 
 
     Gi: Giustizia


Questo valore è talmente soggettivo che spesso può disorientare. Cosa è giusto, e in base a cosa? L’osservanza di questo valore racchiude in realtà un principio importante: ci obbliga a riflettere sempre prima di prendere una decisione, anche se la decisione è apparentemente sbagliata. Ad esempio, una tecnica che potrebbe essere corretta per un principiante poiché lo aiuta nella sua progressione, potrebbe risultare completamente illogica in una situazione di combattimento. Anche se questo valore è strettamente legato al "valore della conoscenza", è importante includere in essa il JIN/NIN, poiché la giustizia può facilmente portare ad estremi opposti e diventare cieca se fondata su leggi inumane: la storia lo ha già dimostrato.

 
 
     Rei: Cortesia, Rispetto





Viviamo in un periodo della nostra storia in cui, nei paesi sviluppati, le persone sembrano perdere interesse per i rituali. Una delle principali ragioni per cui l’etichetta ha una così grande importanza nelle arti marziali giapponesi, è che il governo del tempo cercò di bloccare ogni eccesivo fervore bellicoso della classe dei Bushi: fu introdotto perciò un rigoroso codice di moralità, fedeltà e lealtà, basato sull’assoluto rispetto della gerarchia sociale attraverso i rituali. Oggi le discipline marziali (Budo) si fanno portavoce di un’attitudine armoniosa e pacifica all’interno della società moderna anche se, per il loro studio, è necessario approfondire nozioni che non sono pacifiche per natura e che, senza un preciso codice morale ( Reishiki), potrebbero portare a risultati diametralmente opposti a quelli che il Budo vuole insegnare. Non è facile imparare a comportarsi in modo pacifico attraverso lo studio della guerra!
Altro aspetto importante del Reishiki è che l’umiltà e la cura con la quale esso deve essere espresso (inchini, saluti, rispetto della gerarchia all’interno del dojo…), aiutano ad eliminare ogni sentimento di arroganza e vanità.
Con la pratica del Reishiki si dovrebbe arrivare ad una transizione del lavoro che avviene nel Dojo alla quotidianità, attraverso movimenti rituali che richiedono concentrazione fisica e mentale. E 'ovvio che senza JIN/NIN, il rispetto si ridurrebbe presto ad un atteggiamento ossequioso e superficiale.

 
 
     Chi: Conoscenza





In un periodo in cui tendiamo ad ammucchiare conoscenze piuttosto che costruirle, questo valore acquisisce grande importanza. La vera conoscenza consiste nel trovare una connessione tra le cose che formano il tutto, in modo da acquisire una visione globale senza perdere di vista i dettagli. In pratica, la Ri-ai (coerenza, logica) di una tecnica ci permette di mettere in pratica questo valore: partendo da un semplice movimento, siamo prima chiamati a capire tutte le possibilità che ci offre nei confronti dell’avversario, poi, più profondamente, perché eseguiamo questo movimento piuttosto che un altro, in quel preciso momento. Anche la conoscenza non può fare a meno del JIN/NIN, basti pensare a come questa abbia portato ad inventare armi di distruzione di massa.

 
 
     Shin: Fiducia





Si intende qui più la fiducia che dobbiamo ispirare negli altri piuttosto che la fiducia da acquisire in noi stessi. Quando si sferra un attacco, l'obiettivo richiesto dal Kata deve essere raggiunto o almeno si deve avere l’intenzione di colpirlo. Quante volte è successo di scagliare l’attacco lontano dal bersaglio, di farlo troppo corto o troppo lento, per paura di ferire l'avversario? Questo atteggiamento non giova all'altro poiché lo induce ad eseguire una tecnica sbagliata e distorta dandogli falsa fiducia in se stesso. Più in generale questo valore significa anche di essere puntuale, di mantenere le proprie promesse, di fare ciò che abbiamo detto agli altri che avremmo fatto: in breve, di essere degno della fiducia altrui e di fidarsi degli altri. Ma anche qui la storia ci offre numerosi esempi di fiducia cieca che ha guidato l'uomo ai peggiori estremi. E qui ancora una volta, JIN/NIN è la migliore barriera insieme a GI, REI e CHI.

E' chiaro come questi cinque valori siano strettamente correlati e come costituiscano un unico insieme che potrebbe essere così interpretato: un’attitudine generale che ci rende esseri umani degni di essere considerati tali.


Traduzione di L. Ricci dalle note tratte dal sito della FEJ (European Jodo Federation): http://www.fej.ch/en/tea-ways.htm